TI DEVO PARLARE

TI DEVO PARLARE (Pubblicato su D.it)

È una delle frasi più terrorizzanti, che non vorresti mai che il partner pronunciasse. Perché spesso è il preludio di una discussione o di una brutta notizia, l’incipit di un discorso che porrà fine al rapporto. Il solo udirla mette in allerta e porta ad affrontare il discorso che verrà mettendosi da subito in difensiva, un atteggiemaneto che mal dispone e facilmente porta alla lite. Certo le liti, anche se accese, fanno bene alla coppia, come affermano diverse ricerche, ma a patto che siano costruttive e che tengano conto del punto di vista dell’altro e delle esigenze espresse. Facile da dirsi, ma complicato a farsi, se si parte da una frase killer di questo tipo. Alla psicoterapeuta Maria Claudia Biscione, abiamo chiesto aiuto per capire come intuire le intenzioni celate dietro questa espressione e come usarla per introdurre un discorso propositivo, dialogare in modo risolutivo ed efficace.

Perché queste tre parole sono così temute? “Suonano come una sentenza già scritta e senza appello. Trasmettono un’intenzione chiara, precisa, ragionata e già metabolizzata da parte di chi la pronuncia. All’interlocutore questa frase appare più come una dichiarazione che una richiesta al dialogo: per questo ci si mette sulla difensiva. Spesso è il preludio a una fine o qualcosa di impellente che va comunicato e non più taciuto”.
Che differenza c’è con “dobbiamo parlare”? “Di solito questa viene usata dalle donne per aprire a una condivisione, un dialogo; più che sancire l’idea perentoria di una comunicazione individuale, trasmette l’imperativo del “è necessario farlo”, non possiamo più far finta che vada tutto a bene, è ora di affrontare assieme il problema. Quindi non è necessariamente una chiusura, anzi di solito è un punto importante di confronto per ripartire meglio o in modo nuovo”.
In che modo il genere femminile utilizza questo incipit? “Se pronunciato da una donna, ha più il senso di una riflessione rimuginata dentro di sé e che poi esplode in modo irrazionale e fuori contesto. Di solito ha a che fare con una frustrazione prolungata nel tempo, un’insoddisfazione o un sospetto, che ha bisogno di essere dipanato, capito e comunque “sfogato” al partner, per sentirsi più leggera e rasserenata”.
E l’uomo? Qual è il suo fine? “Quando a dirla è un maschio, che in genere ha una emotività più concreta e pragmatica, può avere lo scopo di una comunicazione definita, più che di un confronto. Ha il sapore di una decisione già presa, che aspetta solo di essere pubblicizzata ed esposta alla partner per metterla al corrente”.
Perché mette in allerta? “L’impellenza del “ti devo” dice che nella mente dell’altro molto è già avvenuto e riflettuto. L’allarme nasce dal sentirsi un po’ esclusi da questo ragionamento individuale, dalla varietà di ipotesi possibili e dalle proiezioni delle proprie paure su questa frase. Inoltre è un richiamo a una responsabilità impellente: quella, appunto, di parlare, sottolineando così che entrambi o uno dei due, è mancante in tal senso. È un po’ come dire “sveglia, non ti rendi conto di ciò che accade?”, in cui è proprio il cosa accade che genera fantasmi e quindi ansia”.
Quali sono gli effetti che scatena? “Dipendono molto dall’emotività dell’interlocutore e dal tipo di rapporto che si sta vivendo. Si può reagire eludendo la richiesta, scappando, ma anche facendo finta di niente, o rimandando ogni possibile occasione in cui ci sia la possibilità di farlo. Ma può anche accadere che, per paura di quello l’altro possa dire o fare, si anticipi la mossa attraverso una propria comunicazione perentoria. Ovviamente, nei casi migliori, si affronterà semplicemente la questione in modo maturo e disponibile”.
È possibile avere un dialogo costruttivo, da queste premesse? “Certamente sì. La sollecitazione del dover parlare è sempre e comunque uno stimolo al dialogo, anche se, dipenderà dal contenuto, dalla qualità della relazione e dalle motivazioni, renderlo uno scambio aperto oppure un monologo. Sicuramente più il tenore dell’interazione sarà accusatoria e rigida, più sarà alta la probabilità che l’altro si arrocchi su modalità difensive e di negazione e, quindi, non risolutive per il problema”.
C’è un modo sano per usare questa frase? “Intanto non caricandola di aspettative e non abusando di questa affermazione. Quando si è in una relazione sentimentale, il parlare e il confrontarsi dovrebbero essere delle modalità fluide e naturali. Se si sente la necessità di un “dobbiamo” o di un “ti devo”, vuol dire che già siamo andati oltre, che c’è qualcosa che si è interrotto nel dialogo, qualcosa che ha bloccato il flusso di comunicazione e di condivisione. Inoltre, può accadere che il timore di affrontare una conversazione nasca dalla paura di non sapere gestire le possibili conseguenze di parole mal dette o contenuti, che non si ha voglia di ascoltare o di farci i conti. Tutti fattori che, invece, più ci si “allena” ad affrontare ripetutamente nella vita di coppia, maggiore sarà la possibilità di non cadere in una terribile distanza, in un muro di silenzio o di solitudine a due”.

 

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