Textlationship: sono solo parole (d’amore)

Textlationship:  sono solo parole (d’amore)

 (Articolo pubblicato su D.it)

 

Textlationship:  sono solo parole (d'amore)

Magari ti è capitato d’incontrarlo una sola volta, quella in cui vi siete scambiati i numeri di telefono, oppure di averlo conosciuto solo virtualmente. Ma la sostanza non cambia: con lui hai un flirt, non c’è dubbio, ma è fatto solo di chat e di mail. Perché se pur vi ripromettete di vedervi presto, questo non accade mai. Si chiama textlationship ed è un rapporto che si basa interamente su uno scambio di messaggi di testo e spesso non va mai oltre questa fase. E non è detto che duri poco: l’attesa e l’adrenalina dell’arrivo dei messaggi può farlo andare avanti anche per mesi e mesi. Per capire meglio cosa c’è dietro questa nuova dinamica amorosa, che inizia e finisce sullo smartphone, abbiamo parlato con Maria Claudia Biscione,   psicoterapeuta e sessuologa.

Perché è così diffuso questo modo di flirtare?
È immediato, comodo e sicuro. Avviene attraverso strumenti di comunicazione prêt-à-porter, che non richiedono specifiche tempistiche e organizzazioni, in quanto facilmente accessibili. E, soprattutto, costituiscono un’evasione leggera, frequente e oramai socialmente accettata.

È sfruttata più dagli uomini o dalle donne?
Direi che, in generale, sia attivata maggiormente dagli uomini, ma che comunque è una modalità spesso molto attuata dalle persone impegnate di entrambi i sessi. Perché garantisce in modo potente un’adrenalina e una eccitazione “virtuale”, che riempie, soddisfa, ma è mantenuta sempre dietro l’alibi di una non concretizzazione che, comunemente, identifica poi il tradimento.

Cos’è che rende attraente questo tipo di relazione?
Tra i vantaggi c’è il poter “giocare” su piani paralleli senza impegnarsi mai per davvero. Si prende il buono di un corteggiamento vivace, seduttivo, erotico, senza la fatica di mettersi in gioco con tutto quello che ne deriva: disillusione, delusione, noia, rifiuto… È, inoltre, un ottimo strumento di “allenamento” all’interazione con l’altro, in cui poter sperimentare, sempre protetti dietro la rete, una dinamica comunicativa, relazionale e anche trasgressiva che, magari, dal vivo non si avrebbe il coraggio di attivare. La textlationship può diventare, poi, anche un luogo in cui cercare un puro piacere sessuale derivante da uno scambio aperto, sfacciato e improntato esclusivamente su comunicazioni erotizzate. È come se l’altro diventasse, attraverso la sua disponibilità, uno “strumento” piacevole e significativo che fa da specchio ai propri desideri e bisogni, senza troppo inquinare con le proprie esigenze. Di fatto, quando la comunicazione non funziona più, il vantaggio di questo canale comunicativo è la repentina cancellazione dell’interlocutore ormai scomodo, che, con un click, viene eliminato dalla propria vita.

Raccontarsi tutto il giorno all’altro tramite i messaggi può dare l’idea di creare una sorta di intimità. Ma si può definirla tale se non c’è la presenza fisica?
L’intimità è fatta di tante sfumature che si intersecano tra loro. L’empatia, l’ascolto, la sincerità, la carnalità, il dialogo, la condivisione, il coraggio di esporsi e mostrarsi per come si è, l’accoglienza senza giudizio e pregiudizio, sono tutti fattori che costruiscono la complicità emotiva tra due individui. Ora, certamente, le parole hanno in sé il potere di condurre a tutto ciò, e mille sono le situazioni in cui l’amico di chat diviene davvero un interlocutore intimo e prezioso. Quello che però, in genere, si verifica nella textlationship è un’esperienza parziale e spesso monca della complessità necessaria a creare intimità. La comunicazione spesso sceglie un unico binario  su cui percorrere l’interazione (solo sessuale, solo romantico, solo goliardico o meramente di conoscenza spicciola) e lì veicola tutto lo scambio. Ma cosa fondamentale, impedisce la possibilità naturale di spostare fuori la relazione, ad un livello più reale, fisico, in cui la vicinanza e la chimica aiutino a chiarire sensazioni ed emozioni.

Perché si rinuncia al contatto fisico, alla frequentazione, preferendo fiumi di parole e del sesso virtuale?
In questo modo il gioco è controllato e il filtro della rete rende lo scambio comunque a prova di imbarazzi e senso di inadeguatezza. Se non si sa come rispondere ad una provocazione, ci si può, ad esempio, prendere il tempo di pensare, usando qualunque scusa per rallentare il “botta e risposta” della conversazione. Molto diverso è il “qui ed ora” di un incontro, in cui l’emotività non solo è dettata da mille variabili personali, ma viene, in diretta, sollecitata dall’interazione con l’altro. È lì che ci si espone per davvero: la mimica, la postura, il tono della voce, perfino l’odore, possono raccontare chi siamo e smascherare le nostre fragilità o insicurezze in qualunque momento.

Può essere considerato un compromesso?
L’incontro virtuale è all’inizio spesso stimolante, accattivante e seducente. Lo scambio, l’attesa, la sfrontatezza delle parole arrivano dritte ai sensi turbando, eccitando, coinvolgendo. Il problema nasce nel momento in cui si realizza che non si andrà mai oltre e che l’altro non ha interesse a portare nel mondo reale questa conoscenza. È ovvio che quando questo accade, sarebbe opportuno chiedersi il senso di proseguire e quali sono i vantaggi emotivi derivanti dal continuare con questa modalità relazionale. Altrimenti si corre il rischio di rimanere imbrigliati in una rete opprimente, dove tutto quello che prima era entusiasmante, diviene una dimensione un po’ squallida, di cui ci si accontenta per paura di non poter ottenere di meglio. Soprattutto le donne, testarde nelle loro idealizzazioni, rischiano di rimanere intrappolate in qualcosa che hanno fortemente contribuito a creare, non valutando, però, con più attenzione, quanto il desiderio dell’altro iniziasse e finisse dentro il testo scritto.

Cosa si nasconde dietro questo tipo di relazioni? Che paure, insicurezze cela?
Chi utilizza la textlationship, come una forma esclusiva di relazione, ha evidentemente la necessità di mantenere il rapporto a distanza sia per un bisogno emotivo che opportunistico. Spesso perché avendo una relazione stabile si usa questo canale come mero gioco di seduzione “seriale”, magari per dominare la preda con una modalità con cui nella vita privata non riescono. Oppure perché godono di forme di trasgressione che si aprono e chiudono nell’ambito della chat, senza compromettere il loro equilibrio quotidiano. Quando, invece, la vicinanza è vista come un problema, allora, è più probabile che la persona abbia dei blocchi emotivi nel lasciarsi andare, sperimentare per davvero una relazione. Sono questi i casi in cui la fragilità e la paura dell’intimità trovano conforto in questo tipo di strumenti, perché danno l’alibi di una grande apertura e disinvoltura relazionale, supportando gli autoinganni emotivi.

Qual è il futuro che si può prospettare da una storia così?
Se la relazione si ferma al testo scritto, difficilmente ha un futuro, a meno che la distanza usata come “codice di sicurezza” non sia condivisa e fortemente voluta da entrambi. In tali occasioni può accadere che l’amante virtuale diventi davvero un compagno speciale, con cui si può attivare una complicità esclusiva e duratura. Nella maggior parte dei casi, però, specie lì dove l’aspettativa è di poter investire in quel rapporto, il disagio creato dalla non volontà di avvicinarsi, non può che creare frustrazione, senso di rifiuto e alla fine necessità di chiudere.

 

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