Social Freezing

 

Social freezing e carriera: la nuova via alla conciliazione?

Spesso la carriera non fa rima con la maternità. Perché per mancanza di tempo, o si sceglie a cosa dedicarsi, accantonando l’altra strada, oppure si tenta di portare avanti entrambe, un’impresa da titani, che comunque prevede sempre tanti sacrifici. Apple e Facebook hanno proposto alle loro dipendenti una terza via: il social freezing, cioè il congelamento degli ovuli. Per le donne da loro impiegate, che voglio dedicarsi al lavoro e rinviare il momento di diventare mamme, i due giganti della Silicon Valley hanno previsto incentivi finanziari per effettuare la crioconservazione degli ovociti. Le critiche non sono mancate, ma entrambe le aziende hanno sostenuto che la proposta di posticipare i figli era solo uno dei bonus per favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro. In America questa pratica non è una novità, in Italia, invece, non è ancora così tanto diffusa e conosciuta. Per saperne di più, ne abbiamo parlato con Maria Claudia Biscione, psicosessuologa presso l’Ospedale Israelitico di Roma, e con la ginecologa Valentina Berlinghieri, specialista presso il centro Cermer di Villa Mafalda a Roma.

Partiamo dalla definizione. Che cos’è esattamente il social egg freezing?
“S’intende il ricorso a una procedura di “procreazione medicalmente assistita” (PMA), che permette di crioconservare i propri gameti, con la finalità di garantirsi in futuro una possibilità, ma non la certezza, di posticipare la maternità o di superare eventuali problemi d’infertilità” spiega Berlinghieri. “Previa esecuzione di analisi mirate e relativo consenso informato, la paziente idonea viene sottoposta a una stimolazione ovarica con terapia ormonale: personalizzata in base all’età e alla sua riserva ovarica. Non appena le ovaie avranno raggiunto una quantità e un volume dei follicoli adeguato, si procede al pick-up. Questo metodo prevede l’aspirazione transvaginale ecoguidata degli ovociti, cioè le cellule uovo, contenuti nei follicoli ovarici. Si esegue in sala operatoria, in anestesia generale e in day-hospital. Gli ovociti prelevati saranno consegnati ai biologi e conservati a bassissime temperature con la tecnica di crioconservazione, o vitrificazione, eseguita in un laboratorio di PMA fino a quando la donna chiederà di utilizzarli, qualora non concepisca spontaneamente. Gli ovociti sopravvissuti dopo lo scongelamento, saranno poi utilizzati per produrre embrioni con tecnica di PMA”.

A quale tipo di donna può essere utile la crioconservazione degli ovociti?
“Inizialmente questa procedura è stata introdotta per ragioni mediche, per preservare la fertilità delle donne con patologie tumorali. Le terapie chirurgiche invasive e chemio/radioterapiche a cui si sottopongono, portano alla distruzione parziale o completa dei gameti e quindi alla riduzione della capacità riproduttiva. Oggi può essere una strada da percorrere anche per chi sceglie di posticipare una maternità, per motivi lavorativi o in attesa di avere relazioni stabili”, commenta la ginecologa.

Fino a che età si può fare?
Non oltre i 38 anni, perché  la qualità ovocitaria si riduce, aumentano le anomalie cromosomiche e di conseguenza scende la percentuale di successo di gravidanza soprattutto con tecniche di PMA. È importante evitare false aspettative, perché la crioconservazione non significa una gravidanza futura, ma elimina in parte la pressione dell’orologio biologico e permette la trasmissione dei propri geni. È importante aumentare il livello educativo sia delle donne ma anche degli uomini su cosa è il Social Freezing, perché anche il liquido seminale può essere crioconservato. L’83% dei soggetti interessati interpreta erroneamente dai media l’impressione che concepire naturalmente in età avanzata sia possibile. Il 63% pensa che tale procedura sia vietata o non ne è a conoscenza (fonte Hodes-Wertz et all 2013)”, afferma l’esperta.

Quali sono le percentuali di successo del Social Freezing? A quanto ammontano i costi?
“Il tasso medio di sopravvivenza ovocitaria dopo lo scongelamento, si aggira intorno al 70 %, mentre il tasso di gravidanza dopo questa procedura risulta inferiore a quello con utilizzo di ovociti freschi, secondo i dati del Ministero della Salute. Tutto comunque dipende dall’età materna e dalla presenza di fattori di rischio o di altre patologie concomitanti. Fondamentale resta sempre l’esperienza e la capacità dell’operatore. Invece, per i costi, orientativamente si aggirano intorno ai 2000 euro” dice la dottoressa.

Dal punto di vista psicologico, perché si fa una scelta di questo tipo?
“In misura sempre maggiore si verifica lo spostamento in avanti dell’età di concepimento delle donne. L’ovvia necessità di una stabilità economica, così come le nuove problematiche relazionali, che attanagliano uomini e donne, rendendo spesso complicate le unioni e poco duraturi i rapporti. Questi fattori fanno sì che il progetto di concepimento sia rimandato spesso ad un tempo indefinito” sostiene Biscione. “Ma come sappiano, l’età biologica non va di pari passo con quella sociale e “le splendide quarantenni” sono di fatto biologicamente “vecchie” e con un aumento di rischio infertilità. Allora la crioconservazione diventa un luogo emotivo importante, in cui poter “congelare” un’esperienza significativa, che si ha voglia di fare, ma che non ci si può o ci si vuole concedere in quel preciso momento di vita”.

È funzionale davvero per le donne di oggi, sempre divise a metà tra professione e sfera privata?
“La funzionalità di questa tecnica va di pari passo con il significato che si dà a questo progetto e certamente anche all’età in cui si decide di farlo. Spesso, causa anche una mala informazione, questa procedura viene consigliata o cercata da donne già troppo mature, che ancora non hanno una stabilità affettiva e che immaginano questa scelta come una sorta di “elisir di lunga mamma”, in cui poter realizzare ad oltranza tale decisione. Interrogarsi sul come si è arrivate finora senza figli e sul senso che per ognuna ha questa scelta, è il primo modo per affrontare le reali possibilità di successo. Il vantaggio è certamente quello di allentare la tensione su un progetto che riguarda tutte le donne, anche se ormai in maniera sempre più diversa, per i tempi e modi. Potersi sentire più libere di scegliere il concepimento, quando si è pronte e non quando è “l’ora”, pone un passaggio interessante e importantissimo in una realtà sociale, dove sono inevitabilmente le donne quelle che patiscono le troppe incoerenze genetiche” sostiene la psicoterapeuta.

Che differenze emotive e di scelta ci sono tra le 30enni e le 40enni?

“È ovvio che idealmente questa decisione è molto più funzionale in un’età giovane, in cui prendere il meglio di sé, non solo da un punto di vista “ovocitario”, ma anche da quello emotivo e di genuinità dei propri progetti e desideri. Organizzarsi concretamente per “quando sarà”, impone comunque una riflessione a monte ed un investimento economico, ma soprattutto psicologico che è ben diverso dall’urgenza di dover correre ai ripari o raggiungere uno scopo quando è davvero molto tardi” dice l’esperta.

Quali sono i rischi emotivi a cui si va incontro?
“Sono direttamente proporzionali alle attese e alla mancanza di chiarezza da parte dello specialista, che consiglia la procedura. Lo scongelamento ovocitario potrà non garantire, infatti, il successo desiderato al cento per cento, per cui è fondamentale immaginare tale tecnica come una delle possibilità di realizzazione. È importante ragionare sui vari scenari attuabili, con una riflessione attenta e coerente, senza porsi come davanti a un frigo da cui prendere un piatto pronto semplicemente da scaldare”, conclude la sessuologa.

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