QUANDO LE EMOZIONI FANNO INGRASSARE

Quando le Emozioni fanno Ingrassare”

Ogni dieta comincia con un cattivo pensiero sul nostro corpo (Spalletta, 2010). Quali sono i motivi che ci portano a decidere di cambiare stile alimentare? Le persone che decidono di mettersi a dieta sono insoddisfatte quando si guardano allo specchio, per cui si decide di cambiare alimentazione cercando di perdere peso in un tempo che molto spesso si desidera sia breve.

Il fattore tempo rappresenta una delle prime difficoltà che si incontrano quando si comincia la dieta superata la prima fase in cui ci si sente presi dall’entusiasmo iniziale, desiderare di perdere peso il prima possibile porta a un calo di motivazione. Questo anche perché per raggiungere gli obiettivi prefissati da un nuovo regime alimentare è necessario apprendere delle nuove abitudini alimentari, modificare il proprio stile di vita e soprattutto prendere consapevolezza di tutte quelle emozioni che inducono ad usare il cibo come un antidoto per gestire i problemi personali.

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale nel modo in cui mangiamo, spesso si dice:

mangio perchè sono nervoso”. E’ importante capire se si ha fame o se si sta vivendo uno stato emotivo particolare ( per es.rabbia, tristezza) che ci spinge a mangiare di più o fuori dalle ore dedicate a pranzo e cena. Un altro aspetto fondamentale è che non bisogna evitare la fame poiché questo significherebbe agire sul sintomo e non sulla causa.

Secondo gli studiosi del comportamento alimentare la fame nervosa detta anche Eating Emozionale è la situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per far fronte alle emozioni che ogni giorno incontrano”.

I sei modelli tipici di eating emozionale sono: mangiatori tristi, mangiatori ansiosi, mangiatori annoiati, mangiatori soli, mangiatori arrabbiati e mangiatori celebrativi.

1) Mangiatori tristi: si vuole sconfiggere la tristezza mangiando, il cibo diventa una consolazione a un momento difficile da superare come ad es. la delusione per la fine di una storia. In questi casi i mangiatori tristi dovrebbero modificare il loro pensiero tenendo presente che i sentimenti di queste persone non sono determinati dall’evento, ma piuttosto dai loro pensieri nei confronti dell’evento stesso. Inoltre l’attività fisica genera un miglioramento del tono dell’umore.

2) Mangiatori ansiosi: in questi soggetti è tipico il legame intercorrente tra ansia e cibo. L’ansia è un sensazione che viene percepita dal soggetto come una minaccia verso il suo futuro per cui il soggetto ansioso vive in un continuo stato di preoccupazione e apprensione. Per cui tenta di alleviare con il cibo i sintomi dell’ansia tra cui sudorazione, agitazione, tensione e irrequietezza. Per aiutare queste persone è necessario identificare le emozioni e le circostanze che creano l’ansia agendo, modificando lo stato mentale.

3) Mangiatori annoiati: la noia è probabilmente la più diffusa forma di eating emozionale. Per i mangiatori annoiati, infatti, il cibo è l’unico motivo legittimo per poter interrompere un’attività noiosa. Verificare quanto cibo si assume e controllare i momenti in cui ci si lascia andare durante la giornata sono gli strumenti impiegati per evidenziare l’associazione del cibo a situazioni nelle quali il soggetto non aveva niente di interessante da fare. E’ utile quindi programmare attività piacevoli, e quando questo non fosse possibile, cercare di svolgere le attività noiose in un luogo dove non vi sia del cibo disponibile.

4) Mangiatori soli: il cibo viene usato come il sostituto di qualcosa che manca: un compagno, un amico o qualcuno con cui condividere la vita. Le difficoltà relazionali sono maggiori con l’aumento del peso. Si possono distinguere due tipi di solitudine: la prima è causata dalla mancanza di contatti con gli altri, perciò nei soggetti che ne soffrono bisogna cercare di stimolare il rapporto sociale e con il superamento di eventuali pensieri negativi nei confronti della loro capacità di relazionarsi agli altri e del pensiero pessimistico nei confronti di futuri rapporti. Il secondo tipo di solitudine è caratterizzato da relazioni interpersonali presenti ma estremamente superficiali, tanto che i soggetti in questione hanno paura di condividere i sentimenti con qualcuno, temendo di essere giudicati negativamente e rifiutati. Per risolvere questa situazione bisogna imparare ad identificare uno o due amici reali, a conoscerli meglio, senza pretendere la perfezione nelle persone prescelte.

5) Mangiatori arrabbiati: Generalmente il sentimento della rabbia deriva dal fatto che il soggetto non riesce ad ottenere ciò che desidera e, quindi, mangia per scaricarsi e per sfogarsi. Per risolvere questo problema è necessario imparare a gestire la rabbia e per ottenere questo risultato esistono varie tecniche: la prima consiste nell’esternare la rabbia, perché se il soggetto non impara a non reprimere il sentimento, è probabile che si troverà a mangiare senza controllo nei momenti in cui è arrabbiato; un altro sistema consiste nel lavorare sui pensieri irrazionali che producono questo stato emotivo. Spesso il mangiare in maniera esagerata è l’espressione della rabbia e non un modo per ridurla: ad esempio, alcune donne, arrabbiate con il partner perché ha espresso dei commenti negativi sul loro corpo o sul loro comportamento alimentare, sfogano il loro risentimento mangiando sotto gli occhi del partner come per fargli un dispetto: in questi casi bisogna far capire alle persone interessate che così facendo danneggiano soltanto se stesse. Bisogna far loro capire che devono mangiare in modo corretto per se stesse e non per sfidare o per fare piacere agli altri, e che devono parlare apertamente con chi sta loro attorno del proprio peso e del proprio comportamento alimentare, particolarmente con coloro i quali le criticano.

6) Mangiatori celebrativi: Di questa categoria fanno parte i soggetti che trovano impossibile gioire di qualcosa senza abusare con il cibo, e hanno molta difficoltà nel prendere parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso. I soggetti che soffrono di questo problema, devono capire che le occasioni sociali sono fatte per incontrare gente e non per mangiare del cibo superfluo, e che è sempre possibile servirsi di alimenti ipocalorici, a basso contenuto di grassi, anche in queste situazioni.

Durante il percorso dietologico riuscire a differenziare la fame nervosa dalla fame biologica è importante poiché predispone il soggetto a vivere la dieta con maggiore serenità e aumenta le possibilità di raggiungere l’obiettivo della perdita di peso. Inoltre è fondamentale per chi desidera perdere peso che bisogna imparare a impiegare le proprie energie non in una lotta contro il cibo ma bensì nel promuovere cambiamenti acquisendo un nuovo stile di vita rivolto al benessere psicofisico della persona.

Dott.ssa Giuliana Rubano

Psicologa

Esperta in comportamento alimentare eTecniche di gestione del peso corporeo.

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