LE PETER PAN

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DONNE CON LA SINDROME DI PETER PAN

Con “sindrome di Peter Pan” , in genere, si definisce una condizione psicologica ed emotiva, in cui il soggetto fatica o rifiuta  di assumersi la responsabilità di vivere l’età adulta, in quanto la ritiene troppo complicata, paurosa e preferisce rifugiarsi in comportamenti e in regole tipicamente infantili. A volte tale comportamento può scivolare nel patologico lì dove l’ossessione della fanciullezza imbriglia le aree importanti della propria vita in schemi totalmente disfunzionali e incoerenti con l’età anagrafica. 

Finora, questo stato psicologico e comportamentale  è sempre stata declinato al maschile per descrivere, appunto, lo stile di vita di uomini non più giovanissimi che si comportano da ragazzini. Tuttavia, negli ultimi tempi, è sempre  più frequente l’attribuzione di questa “sindrome” all’universo femminile, per descrivere donne incostanti, irrequiete e volubili, che rifiutano schemi convenzionali e che con grande fatica guardano a progetti di vita più tradizionali. Insomma, anche il sesso femminile sembra scappare o rifiutare impegni e responsabilità per sentirsi sempre giovani e spensierate e non invecchiare mai, tra realtà e illusione. 

Il fenomeno sembra riguardare donne over 35 anni, per lo più intraprendenti, in carriera, libere, molto concentrate su se stesse, che non scendono a compromessi; in genere, svolgono professioni in cui hanno successo, responsabilità e molte gratificazioni. Appaiono forti, vivaci, determinate, in grado di ottenere ciò che vogliono, non curanti delle aspettative sul proprio genere sociale, volubili nel cambiare partner, senza figli e vincoli vari. 

Donne adulte molto curate nel look e molto attente all’aspetto fisico che, spesso, proprio grazie ad un corpo ancora estremamente giovanile e seduttivo, faticano a fare il passaggio di crescita rimanendo fortemente ancorate a dinamiche comportamentali e relazionali da teen ager.  

L’idea della “crescita” è in realtà associata alla vecchiaia, stato inaccettabile in un’era sociale in cui le donne di quarant’anni appaiono in pieno vigore, sono ancora molto attraenti, belle eben lontane dalla fisicità delle loro mamme che alla stessa età risultavanoormai “andate”. 

Fisici curati, visi ringiovaniti da interventi estetici, maggiore consapevolezza di sé fanno di queste donne un esercito di “ragazzine” che non hanno nessuna intenzione di appendere la leggerezza seduttiva al chiodo e che ambiscono di nutrirsi di emozioni, avventure, e infinite possibilità.

L’ambito sentimentale è quello in cui la Peter Pan mostra tutto il suo disimpegno,  sfuggendo ad incastri relazionali, legami strutturati e duraturi. La percezioneemotiva è che il vincolo relazionale sia un ostacolo alla libertà di espressione e di nuove scoperte che sono ancora molto possibili grazie alla vita che si è allungata e all'”eterna giovinezza” di cui siamo tutti più schiavi. 

Tale donna, però, va anche ben oltre i modelli femminili classici,  fugge dai cliché sociali, ancora così opprimenti, che valutano la “maturità” femminile in base alla realizzazione di univoci schemi relazionali, ovvero matrimonio e figli. Insomma una generazione di donne spesso “disapprovate” perché non capite e non accettate per il loro nuovo stile di vita che stravolge totalmente il concetto di identità femminile rispetto ai suoi bisogni e desideri.                                   

Emozione è, in realtà, la parola chiave dello stato interiore delle Peter Pan. Queste donne non credono nell’amore eterno ma più che altro nel potere della continua seduzione e dell’energia del nuovo. L’adrenalina data dal piacere e dalle molteplici esperienze che la vita può offrire, risultano di gran lunga più attraenti di contenitori tradizionali e statici dentro le quali le emozioni rischiano di assuefarsi a parametri uguali a se stessi. 

Essere una donna Peter Pan non è, quindi, di per sé negativo, è solo un modo di vivere molto diverso dai ruoli femminili prefissati e condivisi socialmente, in cui il cambiare più volte partner, il non voler scegliere un modello di donna tradizionale, il non voler investire in un famiglia, è ritenuto, ancor oggi, non consono all’età adulta e per questo deprecabile.  

In verità, quando questo stile di vita è una scelta e non necessariamente una  fuga emotiva dettata dalla paura dell’intimità e di viversi una relazione, rappresenta, più semplicemente, un modo altro di scegliere la propria vita, in cui ci si autorizza a mettersi al primo posto e lasciarsi nutrire e riempire da una rete molto funzionante fatta di risorse amicali, sociali, lavorative, economiche eccezionali e di grande soddisfazione.

Spesso, inoltre, la “peterpanaggine” caratterizza solo una fase della vita in cui ci si sente libere di sperimentare, crescere, attraverso esperienze nuove e in cui ci si concede un disimpegno emotivo e relazionale che risulta molto utile per dedicare energie magari ad altri ambiti, come per es. quello lavorativo. E’ importante, anche, tener presente che oggi, lo stato sociale in cui viviamo concilia molto meno la realizzazione familiare con quella lavorativa contemporaneamente, perché minori sono le risorse e maggiori le energie da spendere per la realizzazione di standard, spesso minimi di sopravvivenza. Per cui lo spostare sempre più in avanti la concretizzazione di schemi più tradizionali è un fenomeno che riguarda un pò tutti.  

Tutto questo ovviamente diventa problematico lì dove tale leggerezza si trasforma in estrema superficialità e incapacità a strutturare relazioni affettive o a sentirsi all’altezza di prendersi delle responsabilità. Lì dove insomma la scelta non è più libera ma risulta un vincolo difunzionale in cui la gabbia emotiva che si costruisce arriva a rendere la vita arida e in certi casi patetica. 

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