Guida Pratica per le Mamme Imperfette

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Il peggior nemico della mamma imperfetta è la mamma perfetta!
Diventare mamma, già all’inizio della gravidanza introduce nell’emotovità della donna, immediatamente una sensazione pungente e attanagliante che non ti abbandonera più: il senso di colpa!
Il senso di colpa per sentirsi imperfette, inadeguate, insicure, portatrici insane di terribili colpe che incideranno irrimediabilmente sulla vita e la crescita dei nostri bambini.
Essere “mamma imperfetta” è uno stato emotivo, che può riguardare chiunque: mamme e non, uomo o donna, perché è un modo di intendere e vivere la propria vita, una sorta di categoria dell’anima, in cui l’imperfezione, così umana, naturale, inevitabile, vince sulla perfezione plastificata e stereotipata.
Le mamme “perfette” sono, invece, quelle impeccabili, precise, sempre in ordine, con un sorriso leggero stampato sul viso, che ovviamente hanno figli “perfetti” che dormono bene, mangiano in modo impeccabile, che danno la buonanotte ai genitori e non fanno un fiato, insomma quelle che, almeno apparentemente, non sembrano chiedersi mai: cosa sto sbagliando? perchè non mi riesce? come posso migliorare? come faccio a non fare questo errore? Etc. Sono quelle che quando le guardi dal basso delle tue occhiaie, capelli sporchi, kg in eccesso ancora non smaltiti, visioni diurne di mojto e “cazzeggio”, ti guardano a metà tra una pazza o peggio una patetica incapace madre di serie z!
In questa battaglia tra specie, i parchi, giardinetti e tutti i luoghi di gioco per bimbi, diventano “il luogo” per eccellenza dove esibire le proprie qualità di madre e dove lo “scontro” tra le due fazioni trova terreno fertile.
Le mamme al parco, innanzitutto, non hanno più un nome, perdono la loro identità per diventare esclusivamente la “mammadi”. Generalmente parlano solo dei loro figli, e, a meno che non vuoi essere bandita dal gruppo panchina, non sei autorizzata a parlare di te.
Perché oltre ad essere monotematiche, molte di loro sono affette dalla sindrome del “davvero? Il mio no!”. Sono quelle, cioé, che quando ingenuamente gli confidi, devastata, che tuo figlio è un insonne cronico, un totale inappetente, un’estenuante ipercinetico, o una scimmia urlatrice, ti guardano interrogative, un po’ compassionevoli e dopo qualche secondo di finta riflessione dichiarano: “mmmm, davvero? No, il mio no, è così un tesoro! ..mangia tantissimo, niente risvegli notturni..se lo sgrido capisce..svezzamento perfetto..allattamento da manuale..inserimento al nido sereno..etc etc”.
La verità è che ovviamente nessuna gestione di un figlio è esente da problematiche, difficoltà di gestione quotidiana, e di inevitabile “sperimentazione”. Per quanto una madre voglia avere il controllo su tutto, studiare appieno manuali di psicopedagogia, assicurarsi la convivenza con un pediatra guru, nessuna ma proprio nessuna, in fondo al suo animo e alla sua emotività, sarà davvero esente da un’ansia di inadeguatezza.
Le mamme cosiddette perfette quindi non solo non esistono ma sono quelle che più fingono con loro stesse e sono quelle che forse con la loro “perfezione” tengono a bada maggiormente la paura di fallire. Sono quelle che hanno il controllo su tutto, sempre informatissime su ciò che accade a scuola, che non dimenticano nessun evento, che organizzano ai figli feste perfette con torte perfette degne di Spielberg e che presenziano puntuali a quelle degli altri, mentre noi traballiamo e ci impicchiamo per come non farli arrivare in ritardo, per non mandare il bambino con la baby sitter, o peggio ancora per non dimenticare di riprenderlo!
La conseguenza di ciò è che quelle che assumono questo tipo di atteggiamento producono in tutte le altre, più onestamente in crisi, un rispecchiamento che amplifica il senso di inadeguatezza , di difficoltà, di lotta estenuante contro il tempo per gestire figli, marito, casa, e lavoro, insomma tutta la propria vita!
Quando sei invece a contatto con mamme della tua specie cosi straordinariamente imperfette, che corrono, arrancano, faticano, sudano, allora diventa un’esperienza terapeutica e rassicurante, in cui immediatamente non ti senti più sola e la sola perennemente in debito con il resto del mondo.
Il parco, le feste, le riunioni scolastiche (etc.), quindi, sono tutti luoghi di osservazione straordinarie sia dei bambini che delle loro mamme, sono laboratori dove se guardiamo con occhi sinceri possiamo confrontarci con le altre realtà e dedurre riflessioni e dipanare molte delle nostre emotività. Dove possiamo, nel confronto, rilassarci e liberarci dai nostri sensi di colpa, attenuare l’arrovellarci su come essere sempre migliori genitori, ma soprattutto diviene un luogo, un’occasione, dove poter comprendere tanto di più dei nostri figli e guardare a loro non più come a dei figli “perfetti” ma bensì come ad uno straordinario miracolo di adorabili imperfezioni.
Da qui questi contesti divengono anche i luoghi dove scegliere se e quanto essere sincere nel confronto dei nostri stati d’animo e della nostra esperienza di maternità.

10 REGOLE PRATICHE DI SOPRAVVIVENZA:

1) È inutile che vi ostiniate ad esaltare le doti uniche e indiscutibili del vostro capolavoro, la verità è una sola: Ogni scarrafone è bello a mamma soja! Se esaltare il vostro bimbo per ogni cosa funziona (e nemmeno sempre!) con i vostri amici single, con i parenti o con le coppie senza figli, nel momento in cui ci si rapporta ad altri genitori evitate invece di parlare dei loro pregi, di fare paragoni, o di chiedere per poi sottolineare fieramente le differenze e migliori capacità delle vostre creature. Il punto è sempre uno, ogni genitore è innamorato del proprio figlio e vede le sue caratteristiche come speciali e straordinarie, emotivamente non è disposto a tollerare critiche o peggio esaltazioni di alri bambini che non siano i suoi. Per cui molto meglio affermare democraticamente:”certo questi bimbi di oggi sono davvero unici e incredibili”!

2) I figli sono per lo più, specie se piccoli, uno specchio dei genitori, per cui se avete di fronte un vandalo, una terribile canaglia, con gli occhi impazziti, che dopo infiniti salti sul “gonfiabile” impedisce a tutti gli altri bambini di accedere, beh, è del tutto inutile e ingiusto rivolgersi a lui, non ha lui la colpa della sua maleducazione, meglio andare dritti alla fonte, dal genitore ottuso, che magari lo sta guardando sorridente e fiero, e per quanto ci verrebbe voglia di urlare e insultare la sua creatura, è sempre meglio mantenere la calma e chiedergli con gentilezza se:” si è reso conto di quanto sta accadendo?” e spiegargli le regole di condivisione degli spazi e dei giochi come se fosse lui il bambino.

3) Soprattutto quando il bambino è ancora piccolo e agli esordi della sua socializzazione, la sofferenza genitoriale di vederlo nella “giungla dei piccoli mostri” è davvero una dura prova. Le prime volte infatti che il coetaneo di turno accennerà ad una spinta, tirata di capelli, morso, o calcio e ruba gioco, sarà facile non vedere più un bambino difronte a noi ma un bullo prepotente e mostruoso e pensare “toccalo di nuovo e ti gonfio!” Beh, alt! Ferme là! Contate fino a dieci e realizzate che è vostro figlio che dovrà imparare a difendersi e gestire le prepotenze altrui. Meglio allora incitarlo ad alta voce di “spiegare” all’altro che il gioco è il suo o che così gli ha fatto male e se proprio è necessario intervenire allora meglio farlo puntando sulla responsabilizzazione, con frasi del tipo:”bimbo per favore non così,forte lo spaventi, ti sei reso conto che gli fai male? “

4) “Ma non vi rompete mai di parlare di pappe e percentili?”.Seppure si rompono ma avete difronte l’ennesima brigata delle mamme perfette (quelle che misurano tutto in percentili e statistiche), non ve lo diranno mai! Per cui è inutile insultare e provocare con la speranza di “scuotere” l’altra dal torpore monotematico, molto meglio parlare di cosa noi proviamo e raccontare semplicemente qualcosa di sé, non chiedere all’altra come fa ma provate solo a condividere dubbi o bisogni che sicuramente potranno essere compresi ,come per es dicendo:” sono preoccupata per tutto il tempo che lo lascio con la baby sitter, tu che ne pensi?”

5) “Ora a questa la strozzo!”, tale pensiero delicato è sovente se siete malcapitate davanti ad una simpatica madre che con ignara strafottenza ha trasformato suo figlio in “dondolo”, spingendo il pargolo con automatismi distratti, mentre lei è persa in chiacchiere alienanti. E’ di quelle che “occupano” per 30′ l’altalena e se ne fregano se ce n’è un’altra con bambino in braccio supplicante e urlante di fare un giro, sorde alla teoria dei beni comuni e del rispetto degli altri. Seppur con tutte le ragioni, sempre meglio non perdere la pazienza, si correrebbe solo il rischio di essere tacciata dalle altre (sempre alleate!) come l’isterica del gruppo, molto meglio “invadere” l’altra guadagnando una distanza molto ravvicinata stile “padrino” e ripetere con precisione ogni 20 secondi, anche se il vostro bambino non fa un fiato, “amore non piangere adesso il bimbo FINISCE il suo turno e ti FA salire..”

6) Il diritto di esercitare la propria personalità di mamma, va di pari passo con il diritto di poter esprimersi anche nel bisogno di essere “non solo mamma”. Di ritrovarsi, riosservarsi con gli occhi della donna e ripensare a se stesse come a una persona più completa e non “mutilata” di una parte che non tornerà più. In realtà, riconcedersi un po’ di sano spirito tutto “sesso droga e rock and roll”, ripensarsi come una donna a 360°, dovrebbe essere un dovere, perchè tanto più una persona è ricca di esperienze, di sfaccettature, di interessi, di passioni tanto più è in grado di insegnare ai propri figli e potenziare il loro apprendimento. Magari, piuttosto che urlare “basta! Mi sono rotta…Voglio cazzeggiare con le mie amiche e divertirmi!”, proviamo ad ammorbidire solo un po’ il concetto, per non urtare troppo la sensibilità di personalità di madri più “aride” e “ortodosse”, meglio esprimersi con frasi del tipo: “sono così recettiva in questa fase che sento il bisogno di riempire la mia vita di tanti stimoli diversi “.

7) “Ma quanto è figo il padre di Sofia!”. Se questa frase innocente sarebbe ammessa ad un aperitivo con le vostre amiche, al parco e co., terra di madrinondonne e padrinonuomini, è assolutamente bandita! Il parco è l’acquario della famiglia dove tutti “giocano” il loro ruolo parentale e dove non sono ammesse e, comunque certamente ghettizzate, le personalità distraenti e sfacciate nelle loro allusioni. Il parco è un luogo neutro dove ovviamente incontri sentimentali potranno avvenire, ma a patto che ci sia rigore e stile negli approcci, perché il parco rimane sempre il luogo dei bambini e per i bambini e mal son tollerate sfrontate divagazioni sul tema che possano allarmare le altre o, peggio ancora, farle desistere da portarci i bambini per paura di veder sottratto il partner! Se non volete essete tacciate, quindi, come “quella a cacciaperciòpessimamadre”, mantenetevi su considerazioni più generiche e “profonde” del tipo:” mi piace molto l’atmosfera che si respira qui e l’ambiente che c’è”.

8) “Amore gioca da solo che mamma deve telefonare”. Non importa se è l’unico momento di distrazione per una chiacchiera con un’amica da due settimane o se è per risolvere un’impellente questione di lavoro, la regola al parco è sempre una: si gioca con i bambini, si sorride felici e si socializza con le altre! Defilarsi sulla panchina con fare svogliato, assonnato o distratto, stare al cellulare, iPAD, pc, etc, è visto sempre come un segnale di disinteresse per il figlio e per questo punito con l’ostracismo dalle altre fiere e sempre concentrate sui propri pargoli. Molto meglio individuare una complice affidata, chiederle “per favore lo guardi un attimo vado a riempire l’acqua alla fontanella”, nascondersi dietro un albero per tenere cmq d’occhio la situazione e dar sfogo ai 5 min di autonomia senza il pubblico ludibrio.

9) “Mio figlio è insopportabile!”. Tutti i figli prima o poi lo sono, ma il punto è che è difficile ammetterlo! Possono essere lagnosi, viizati, lamentosi, prepotenti, testardi, dispettosi e capricciosi, ma sono i nostri e li amiamo e li adoriamo esattamente per come sono, degli esseri incredibilmente imperfetti che ci conquistano quotidianamente più con i loro difetti che con i loro pregi, proprio per la fatica e per l’energia con cui li combattiamo. Ma per la regola del “lo penso ma non lo dico”, dichiarare pubblicamente quanto possiate non sopportarli, farà ricadere su di voi l’anatema della “cattiva madre”, colei che osa giudicare i propri figli infrangendo l’idea della loro assoluta perfezione. Le verità scomode, dichiarate troppo espliictamente, spesso generano, in chi sta di fronte, il bisogno di demolire per non ascoltare quelli che sono gli stessi pensieri o le stesse paure, molto meglio allora provare a condividere gli stati d’animo asserendo: “a volte sono così stanca…”.

10) “Io odio il parco giochi!” Se il parco giochi è l’emblema del “giusto” spazio per i bambini, detestarlo è come ammettere che per noi è preferibile chiudere il pupo in una camera senza finestra! Non importa quanti e quali stimoli sottoponiate ai vostri figli, con quanta cura, pazienza e dedizione allenate e nutrite quotidianamente la loro mente e il loro spirito, se loro amano il parco giochi voi dovete amare il parco giochi! Se loro vi pregano di portarli lì, se loro amano trascorrere due ore a fare la fila per 30 secondi di scivolo, giocare e sporcarsi con mezzo metro quadrato di sabbia impolverata, fare un giro sul cavallino che puntualmente non gli piace, costringervi ad arrampicarvi scalze sul gonfiabile per recuperarli perché hanno paura di scivolare giù, etc. etc. etc., beh, voi dovete comunque sorridere e condividere la loro gioia, ma soprattutto mai e poi mai dichiarare e confidare il vostro segreto a chicchesia. Meglio usare un’innocente bugia quando proprio non ne potete più del tipo :”Adoro il parco, ma la maestra ha detto che devo assolutamente stimolare la sua concentrazione con altre attività”.

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