Eiaculazione Ritardata, Se Lui Dura Troppo

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L’eiaculazione ritardata.

Che cos’é?

L’eiaculazione ritardata è una disfunzione sessuale caratterizzata dalla difficoltà o totale incapacità , da parte dell’uomo, di raggiungere l’orgasmo, e quindi di eiaculare, nonostante la positiva e funzionante componente di desiderio sessuale e di capacità erettiva. E’ importante distinguere se il riflesso eiaculatorio, durante la masturbazione o l’atto sessuale, non si manifesta mai (anorgasmia) o insorge dopo un tempo troppo lungo rispetto alla propria volontà. É un tipo di disturbo che può avere origini organiche (cause endocrinologiche, neurologiche, chirurgico-organiche, farmacologiche, alcool), o psicologiche (depressione, disagio di coppia, educazione sessuale rigida, traumi, conflitti intrapsichici, omosex latente, nevrosi d’ansia, psicosi, etc). Tale disturbo è stato storicamente meno valutato a causa della frequente confusività tra problematica e “potenza sessuale”, considerato che i tempi molto lunghi nella durata dell’atto, nell’immaginario collettivo, sono sempre stati sinonimo di grande capacità amatoria. In Italia sono all’incirca 8 milioni gli uomini che soffrono di disfunzioni sessuali, ai primi posti ci sono l’eiaculazione precoce, la disfunzione erettile e il calo del desiderio. Numerosi anche chi soffre di eiaculazione ritardata seppur sono presenti meno dati informativi perché questo tipo di disagio è stato meno studiato dalla comunità medico scientifica. Sembrerebbe comunque un fenomeno in aumento specie tra i più giovani.

Quali sono le diverse tipologie di eiaculazione ritardata?

L’eiaculazione ritardata può essere primaria, quando cioè compare sin dalle prime esperienze sessuali, oppure secondaria lì dove l’uomo sviluppa questa problematica in un secondo momento della sua vita sessuale che fino ad allora era stata positiva ed adeguata. La prognosi è sicuramente più favorevole, in questo secondo caso. E poi può essere generalizzata se avviene in qualunque atto sessuale (penetrazione, rapporti orali, masturbazione, etc) o situazionale a seconda se si presenta in modo occasionale o differente tra atto e atto (per es. solo nel coito) o tra partner e partner. Solitamente, quando è su base psicogena, accade che questo disturbo si presenta per lo più nell’atto sessuale con la partner (se avviene anche durante la masturbazione è più probabilmente di natura organica specie se c’è l’assenza totale dell’orgasmo), evidenziando la sua problematica nella componente psico-relazionale e nel vissuto emotivo che questa produce nell’uomo.

Quali le cause?

Alla base di questo disturbo c’è, in genere, un fattore di ansia molto forte, che impedisce un’adeguata concentrazione sulle proprie percezioni sensoriali ed una forte inibizione del piacere inteso come possibilità di lasciarsi andare e “godere” appieno del momento che si sta vivendo. Senso di inadeguatezza, frustrazione, ossessione per la prestazione e per l’evento eiaculatorio diventano prioritarie più delle sensazioni erotiche ricevute dal rapporto con la partner, impedendo alla mente di lasciarsi andare e inondare dalle piacevoli sensazioni date dalla stimolazione peniena, preludio all’orgasmo. Tale focalizzazione al negativo produce la difficoltà di una concentrazione percettiva che blocca o rallenta in modo estenuante la possibilità di “concludere” il rapporto con un orgasmo liberatorio. Gli uomini che soffrono di questa disfunzione, spesso sono persone che hanno difficoltà ad esprimere l’affettività, le proprie emozioni e con un forte bisogno di controllo, per cui il dare e concedere qualcosa di sé, di intimo, diventa troppo faticoso. Ci possono, inoltre, essere alla base del problema delle inibizioni sessuali forti o delle insicurezze che nel momento di maggiore intimità li blocca e spaventa. Ma anche un’educazione sessuale molto rigida, l’idea del sesso come qualcosa di “sporco e contaminante” può far vivere l’orgasmo come qualcosa di pericoloso o sbagliato. Spesso un’altra causa può essere rappresentata da una rabbia inconscia e repressa per il sesso femminile in genere o per l’attuale partner, per cui il “non concedersi” diviene un atto punitivo in cui l’altra non è meritevole simbolicamente della sua “essenza”.

Se dipende dalla relazione

Se nella coppia il rapporto è caratterizzato da problematiche, risentimenti, o da una perdita di coinvolgimento o da una eccessiva idealizzazione della partner con la relativa paura di “sporcarla”, può capitare che il disturbo si manifesti. Più sovente, se si presenta quando è in atto il progetto di fare un figlio, l’estrema difficoltà o impossibilità a raggiungere l’orgasmo può nascondere la paura o la non reale adesione al concepimento, per cui la non conclusione dell’atto risulta inconsciamente il modo più efficace e meno esplicitamente conflittuale con cui difendere la propria posizione. In tal caso, è consigliabile parlarne immediatamente con sincerità in coppia per capire e confrontarsi su quali sono le paure o le convinzioni implicite.

Quali le ripercussioni psicologiche e relazionali

Soprattutto quando si vive una relazione stabile, l’eiaculazione ritardata può essere fonte di grande frustrazione e insoddisfazione per se stessi e per la partner che, alla lunga, vive molto male l’incapacità dell’altro di “venire” durante il rapporto sessuale. L’eccessiva durata dell’atto, inoltre, può portare la donna ad avere una scarsa lubrificazione con conseguente perdita dell’eccitazione, fino a vivere con dolore la penetrazione. Il lungo protrarsi o, peggio, la totale assenza di un orgasmo condiviso, porta inevitabilmente la coppia ad un calo del desiderio e al viversi il rapporto come un incontro ginnico, faticoso, sgradevole ed estenuante. Per l’uomo l’incapacità nel farsi trasportare dalle emozioni e dal piacere produce una sensazione di colpevolezza, delusione, frustrazione e inadeguatezza, con conseguente insoddisfazione e ritiro psicologico. La partner di chi soffre di eiaculazione ritardata o impossibile finisce spesso con il provare un senso profondo di sconforto e con l’attribuirsi la colpa e la responsabilità del fallimento, adducendo al suo scarso o diminuito potere seduttivo e “bravura” sessuale, la mancanza di stimolo sufficiente a far godere il partner. Se poi l’eiaculazione è presente in altre forme di rapporto ma mai attraverso la penetrazione, la sensazione di essere rifiutate e non “adatte” ad accogliere il seme del proprio uomo, aumenterà notevolmente. Tale dato si acuisce e rende la coppia ancora più vulnerabile se è senza figli, per cui alla frustrazione dell’atto in sé si aggiunge l’impossibilità alla procreazione.

Qual è l’atteggiamento migliore che può avere la partner?

Sicuramente il dialogo è la miglior forma di complicità, chiaramente senza trasformare la sessualità in estenuanti “conferenze” che rischiano invece di aumentare il disagio. In tale disfunzione è consigliabile che la partner rimanga focalizzata sulla sua risposta orgasmica e sul suo piacere, abbassando le aspettative ed evitando di mettere sotto esame l’orgasmo del partner facendogli così aumentare i livelli di ansia sul come e quando “venire”. Meglio lasciare che il partner raggiunga il piacere come crede senza sentirsi giudicato; a volte una maggiore libertà e spontaneità negli atti sessuali può essere già di per sé terapeutico. E’ importante inoltre, se non si hanno figli (e se il disturbo è di eiaculazione impossibile solo nella penetrazione), non sottovalutare la possibile ansia inconscia di procreare, è quindi preferibile introdurre un metodo anticoncezionale fino a che non si è affrontato con maggior chiarezza e tranquillità la reale motivazione verso questo desiderio. Sarà importante infine se la disfunzione resta invariata, condividere con il partner il proprio disagio e la necessità di poterne parlare insieme da uno specialista.

I comportamenti e trucchi concreti che possono aiutare nella risoluzione del problema

− Tutte le tecniche di rilassamento utili a migliorare la capacità di affrontare e gestire l’ansia e l’immagine di sé;

− Stimolare anche attraverso materiale erotico (libri e film) la focalizzazione sul contatto fisico, anche non prettamente sessuale, allo scopo di alimentare le fantasie sessuali;

− Condividere le fantasie sessuali e i propri desideri per migliorare la comunicazione erotica;

− Effettuare la Focalizzazione Sensoriale (ideata da Masters e Johnson negli anni 70), che si divide in due fasi principali, in cui i partner sono invitati ad accarezzare in modo reciproco e alternato il corpo nudo dell’altro ad esclusione dei genitali (fase I), zona che può venire inclusa (fase II) solo quando al contatto non sono più associati sentimenti di ansia. Tutto questo deve avvenire in un’ambiente rilassato pensato ed organizzato per creare un’atmosfera positiva, non esigente, in cui la penetrazione è assolutamente vietata.

− Aumentare i livelli di concentrazione durante l’atto sforzandosi di descrivere le sensazioni di piacere, verbalizzando le fantasie e quali le fonti di maggiore eccitazione;

− Preservare un atteggiamento giocoso, in cui sperimentare insieme modi nuovi e diversi di approcciare alla sessualità per liberare l’atto dalla pesantezza e dalle aspettative ansiogene.

Quando è utile una psicoterapia sessuale

Una volta escluse cause organiche attraverso una visita andrologica, e lì dove le strategie messe in campo da soli non hanno funzionato, la psicoterapia sessuale diviene un percorso “obbligato” da fare individualmente o in coppia al fine di elaborare le cause intrapsichiche e le azioni comportamentali disfunzionali che l’ansia del problema ha via via consolidato. La terapia può, infatti, aiutare e insegnare, attraverso le sue svariate tecniche come rilassarsi e concentrarsi sulle proprie sensazioni fisiche propriocettive, lasciarsi andare e impare a seguire e liberare il piacere. Può divenire, quindi, un’opportunità per rendersi consapevoli delle proprie risorse, individuali e di coppia, dei propri schemi di funzionamento, tutto al fine di superare i blocchi emotivi che hanno strutturato il problema.

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